Eravamo mare

Sono cresciuta vicina al mare. Ho sempre pensato che, senza la sua presenza, la mia vita avrebbe seguito altre strade. Avrei guardato un orizzonte più ristretto, avrei respirato meno nei momenti di difficoltà.
Sono continuamente attratta dalle linee di spiagge, onde, rocce. Tutte si assomigliano e parlano un linguaggio simile. Una volta, osservando a lungo l’oceano e il suo movimento, ho percepito come tutti apparteniamo a quel moto perpetuo e ampio. Questa intuizione mi ha stimolata a continuare la mia ricerca. Le immagini della serie non hanno colori brillanti: evocano atmosfere remote e familiari attraverso toni malinconici e nostalgici, a simboleggiare qualcosa che abbiamo perso e che continuiamo a cercare. Mi chiedo se le persone non si rechino al mare per ritrovare una parte di sé. Siamo fatti per la maggior parte d’acqua, ed esprimiamo le nostre emozioni con le lacrime e il sudore – acqua salata. Nasciamo in un mare profondo e miracoloso, il ventre di nostra madre. I nostri antenati sono i pesci, i quali, solo dopo diverse Ere geologiche, hanno iniziato a toccare la terraferma. Sento che nel nostro DNA ci portiamo dentro tutto ciò. Forse per questo ogni luogo di mare porta con sé una malinconia indefinita, un senso di perdita. Le immagini vogliono dare forma a questo senso di solitudine, struggimento, rispecchiamento e poesia, che il mare eternamente racchiude. Eravamo mare.
(Grazie a Silvia Bigi e Percorsi Foto-sensibili per avermi aiutato a trovare nuove tracce creative per il mio lavoro )

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